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Welcome – Willkommen – Bienvenidos – Bienvenue

 

Benvenuti nel sito web dedicato al venerabile Domenico Blasucci,

nato il 5 marzo 1732 a Ruvo del Monte, in provincia di Potenza,

Diocesi di Melfi–Rapolla–Venosa,

Regione Basilicata – Italia,

morto il 2 novembre 1752 a Materdomini di Caposele, in provincia di Avellino,

Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi–Conza–Nusco–Bisaccia,

Regione Campania – Italia, 

proclamato Venerabile da papa san Pio X con Decreto del 23 maggio 1906,

figlio spirituale di sant’Alfonso Maria De Liguori,

il Santo Fondatore della Congregazione del SS. Redentore, Vescovo,

Dottore della Chiesa, Patrono dei Confessori e dei Moralisti.

 

L’intento di queste pagine, che non hanno il fine di lucro,

è quello di far conoscere e amare la vita, le opere, la spiritualità e le virtù cristiane

del giovane missionario redentorista,

con l’auspicio di preservare il suo ricordo e offrire un tributo d’onore alla sua eroica santità.

 

Buona visione, lettura, ascolto e preghiera.

 

 

c dc d

 

 

Liturgia del giorno

Secondo il Rito Romano della Santa Chiesa Cattolica

 

«Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione,

nello spezzare il pane e nelle preghiere» (At 2,42).

 

Sabato 4 aprile 2026 – Sabato Santo

Grado della celebrazione: Veglia Pasquale nella notte Santa

Colore liturgico: bianco

 

1. Il Sabato Santo la Chiesa sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua passione e la sua morte, nonché la discesa agli inferi, e aspettando la sua risurrezione, nella preghiera e nel digiuno.
2. Spogliata la sacra mensa, la Chiesa si astiene dal sacrificio della Messa fino alla solenne Veglia o attesa notturna della risurrezione. L’attesa allora lascia il posto alla gioia pasquale, che nella sua pienezza si protrae per cinquanta giorni.

3. In questo giorno la santa comunione si può dare solo sotto forma di Viatico.

 

Liturgia della Luce

Benedizione del Fuoco

Si spengono le luci della chiesa. In luogo adatto, fuori della chiesa, si prepara un fuoco che divampi. Quando il popolo si è radunato, viene il sacerdote con i ministri, uno dei quali porta il cero pasquale. Il sacerdote saluta il popolo e quindi tiene una breve esortazione sulla Veglia pasquale con queste parole:

 

Fratelli e sorelle, in questa santissima notte, nella quale Gesù Cristo nostro Signore passò dalla morte alla vita, la Chiesa, diffusa su tutta la terra, chiama i suoi figli a vegliare in preghiera. Rivivremo la Pasqua del Signore nell’ascolto della Parola e nella partecipazione ai Sacramenti; Cristo risorto confermerà in noi la speranza di partecipare alla sua vittoria sulla morte e di vivere con lui in Dio Padre.

 

Quindi, con le braccia allargate, benedice il fuoco, dicendo:

 

Preghiamo.
O Padre, che per mezzo del tuo Figlio ci hai comunicato la fiamma viva della tua gloria, benedici + questo fuoco nuovo, fa’ che le feste pasquali accendano in noi il desiderio del cielo, e ci guidino, rinnovati nello spirito, alla festa dello splendore eterno. Per Cristo nostro Signore.

 

Preparazione del cero

Il sacerdote incide una croce sul cero pasquale per configurarlo a Gesù Cristo; poi incide l’alfa e l’omega, prima e ultima lettera dell’alfabeto greco, per indicare che Cristo è il principio e la fine di tutte le cose; infine incide le cifre dell’anno per significare che Gesù - Signore del tempo e della storia - vive oggi per noi. Nel compiere tali riti il sacerdote dice:

Il Cristo ieri e oggi: Principio e Fine, Alfa e Omega. A lui appartengono il tempo e i secoli. A lui la gloria e il potere per tutti i secoli in eterno. Amen.

Per mezzo delle sue sante piaghe gloriose, ci protegga e ci custodisca il Cristo Signore.

Amen.


Al fuoco nuovo il sacerdote accende il cero pasquale, dicendo:

La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito.

 

Processione

Il diacono o, in sua assenza, il sacerdote prende il cero pasquale e, tenendolo elevato, da solo canta:


La luce di Cristo.

 

Tutti rispondono:

Rendiamo grazie a Dio.


Oppure:

Cristo, luce del mondo.

 

Rendiamo grazie a Dio.

 

Tutti si avviano verso la chiesa: li precede il diacono (o il sacerdote) con il cero acceso. Se si usa l’incenso, il turiferario con il turibolo fumigante incede davanti al diacono.

Il canto viene ripetuto sulla soglia della chiesa e davanti all’altare. Poi si accendono le luci nella chiesa, non però le candele dell’altare.

 

Preconio Pasquale

Il sacerdote, giunto all’altare, si reca alla sede. Il diacono pone il cero pasquale sul candelabro, preparato nel mezzo del presbiterio o presso l’ambone. Il diacono o, in sua assenza, lo stesso sacerdote, dopo aver eventualmente incensato il libro e il cero, proclama il preconio pasquale dall’ambone o dal pulpito: tutti i presenti stanno in piedi e tengono in mano la candela accesa.

 

Esulti il coro degli angeli, esulti l’assemblea celeste: un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto. Gioisca la terra inondata da così grande splendore: la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo. Gioisca la madre Chiesa, splendente della gloria del suo Signore, e questo tempio tutto risuoni per le acclamazioni del popolo in festa.

 

[E voi, fratelli carissimi, qui radunati nella solare chiarezza di questa nuova luce, invocate con me la misericordia di Dio onnipotente. Egli che mi ha chiamato, senza alcun merito, nel numero dei suoi ministri, irradi il suo mirabile fulgore, perché sia piena e perfetta la lode di questo cero.]

 

V. Il Signore sia con voi.

R.: E con il tuo spirito.]

 

V. In alto i nostri cuori.

R.: Sono rivolti al Signore.

 

V. Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.

R.: È cosa buona e giusta.

 

È veramente cosa buona e giusta esprimere con il canto l’esultanza dello spirito, e inneggiare al Dio invisibile, Padre onnipotente, e al suo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore. Egli ha pagato per noi all’eterno Padre il debito di Adamo, e con il sangue sparso per la nostra salvezza ha cancellato la condanna della colpa antica.

 

Questa è la vera Pasqua, in cui è ucciso il vero Agnello, che con il suo sangue consacra le case dei fedeli. Questa è la notte in cui hai liberato i figli di Israele, nostri padri, dalla schiavitù dell’Egitto, e li hai fatti passare illesi attraverso il Mar Rosso.

 

Questa è la notte in cui hai vinto le tenebre del peccato con lo splendore della colonna di fuoco. Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo, li consacra all’amore del Padre e li unisce nella comunione dei santi. Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro.

 

Nessun vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti. O immensità del tuo amore per noi! O inestimabile segno di bontà: per riscattare lo schiavo, hai sacrificato il tuo Figlio! Davvero era necessario il peccato di Adamo, che è stato distrutto con la morte del Cristo. Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!

 

O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dagli inferi. Di questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno, e sarà fonte di luce per la mia delizia.

 

Il santo mistero di questa notte sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti. (Dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace.) O notte veramente gloriosa, che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo creatore!

 

In questa notte di grazia accogli, Padre santo, il sacrificio di lode, che la Chiesa ti offre per mano dei suoi ministri, nella solenne liturgia del cero, frutto del lavoro delle api, simbolo della nuova luce.

 

Riconosciamo nella colonna dell’Esodo gli antichi presagi di questo lume pasquale che un fuoco ardente ha acceso in onore di Dio. Pur diviso in tante fiammelle non estingue il suo vivo splendore, ma si accresce nel consumarsi della cera che l’ape madre ha prodotto per alimentare questa preziosa lampada.

 

Ti preghiamo dunque, Signore, che questo cero, offerto in onore del tuo nome per illuminare l’oscurità di questa notte, risplenda di luce che mai si spegne.

 

Salga a te come profumo soave, si confonda con le stelle del cielo. Lo trovi acceso la stella del mattino, quella stella che non conosce tramonto: Cristo, tuo Figlio, che risuscitato dai morti fa risplendere sugli uomini la sua luce serena e vive e regna nei secoli dei secoli.

 

R.: Amen.

 

Liturgia della Parola

In questa Veglia, vengono proposte nove letture, cioè sette dall’Antico e due (Epistola e Vangelo) dal Nuovo Testamento. Se circostanze pastorali lo richiedono, il numero delle letture dell’Antico Testamento può essere ridotto; si abbia tuttavia sempre presente che la lettura della parola di Dio è parte fondamentale della Veglia pasquale. Si leggono almeno tre letture dell’Antico Testamento; in casi eccezionali, almeno due. Non si ometta mai la lettura del cap. 14 dell’Esodo. Spente le candele, tutti seggono. Prima di iniziare la lettura della parola di Dio, il sacerdote si rivolge all’assemblea con queste parole:


Fratelli e sorelle, dopo il solenne inizio della Veglia, ascoltiamo ora in devoto raccoglimento la parola di Dio. Meditiamo come nell’antica alleanza Dio salvò il suo popolo e, nella pienezza dei tempi, ha inviato il suo Figlio per la nostra redenzione. Preghiamo perché Dio nostro Padre conduca a compimento quest’opera di salvezza incominciata con la Pasqua.

 

Prima lettura

Gen 1,1 - 2,2 Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.

 

Dal libro della Gènesi

 

In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo. Dio disse: «Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno. Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona. Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno. Dio disse: «Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne. E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per governare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno. Dio disse: «Le acque brùlichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brùlicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltìplichino sulla terra». E fu sera e fu mattina: quinto giorno. Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie». E così avvenne. Dio fece gli animali selvatici, secondo la loro specie, il bestiame, secondo la propria specie, e tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra». Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno. Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto.


Parola di Dio.


Forma breve

(Gen 1, 1.26-31):


Dal libro della Gènesi

 

In principio Dio creò il cielo e la terra. Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra». Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.

 

Parola di Dio.

 

Salmo responsoriale

Sal 103

 

R.: Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

 

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto. R.

Egli fondò la terra sulle sue basi:
non potrà mai vacillare.
Tu l’hai coperta con l’oceano come una veste;
al di sopra dei monti stavano le acque. R.

Tu mandi nelle valli acque sorgive
perché scorrano tra i monti.
In alto abitano gli uccelli del cielo
e cantano tra le fronde. R.

Dalle tue dimore tu irrighi i monti,
e con il frutto delle tue opere si sazia la terra.
Tu fai crescere l’erba per il bestiame
e le piante che l’uomo coltiva
per trarre cibo dalla terra. R.

Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.
Benedici il Signore, anima mia. R.

 

Orazione

Tutti si alzano in piedi, e il sacerdote dice:

Preghiamo (breve pausa di preghiera in silenzio)

Dio onnipotente ed eterno, ammirabile in tutte le opere del tuo amore, illumina i figli da te redenti perché comprendano che, se fu grande all’inizio la creazione del mondo, ben più grande, nella pienezza dei tempi, fu l’opera della nostra redenzione, nel sacrificio pasquale di Cristo Signore.

Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

R.: Amen.


Oppure, dopo la lettura breve sulla creazione dell’uomo:

Preghiamo

O Dio, che in modo mirabile ci hai creati a tua immaginee in modo più mirabile ci hai rinnovati e redenti, fa’ che resistiamo con la forza dello spirito alle seduzioni del peccato, per giungere alla gioia eterna.

Per Cristo nostro Signore.

R.: Amen.

 

Seconda lettura

Gen 22,1-18

Il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede


Dal libro della Gènesi

 

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi». Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti e due insieme. Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?». Abramo rispose: «Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!». Proseguirono tutti e due insieme. Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò suo figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito». Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. Abramo chiamò quel luogo «Il Signore vede»; perciò oggi si dice: «Sul monte il Signore si fa vedere». L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».


Parola di Dio.

 

Forma breve

(Gen 22,1-2.9.10-13.15-18):

 

Dal libro della Gènesi

 

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito». Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

 

Parola di Dio.

 

Salmo responsoriale

Dal Salmo 15

 

R.: Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

 

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. R.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R.

 

Orazione

Tutti si alzano in piedi, e il sacerdote dice:

Preghiamo (breve pausa di preghiera in silenzio)

O Dio, Padre dei credenti, che estendendo a tutti gli uomini il dono dell’adozione filiale, moltiplichi in tutta la terra i tuoi figli, e nel sacramento pasquale del Battesimo adempi la promessa fatta ad Abramo di renderlo padre di tutte le nazioni, concedi al tuo popolo di rispondere degnamente alla grazia della tua chiamata.

Per Cristo nostro Signore.

R.: Amen.

 

Terza lettura

Es 14,15- 15,1

Gli Israeliti camminarono sull’asciutto in mezzo al mare.

 

Dal libro dell’Èsodo

 

In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto. Ecco, io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri». L’angelo di Dio, che precedeva l’accampamento d’Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò dietro. Andò a porsi tra l’accampamento degli Egiziani e quello d’Israele. La nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte. Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d’oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare sull’asciutto, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra. Gli Egiziani li inseguirono, e tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono dietro di loro in mezzo al mare. Ma alla veglia del mattino il Signore, dalla colonna di fuoco e di nube, gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!». Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri». Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l’esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. Invece gli Israeliti avevano camminato sull’asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra. In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani, e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare; Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l’Egitto, e il popolo temette il Signore e credette in lui e in Mosè suo servo. Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo canto al Signore e dissero:

 

Salmo responsoriale

Es 15,1-7a.17-18

 

R.: Cantiamo al Signore: stupenda è la sua vittoria!

 

«Voglio cantare al Signore,
perché ha mirabilmente trionfato:
cavallo e cavaliere
ha gettato nel mare.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
È il mio Dio: lo voglio lodare,
il Dio di mio padre: lo voglio esaltare! R.

Il Signore è un guerriero,
Signore è il suo nome.
I carri del faraone e il suo esercito
li ha scagliati nel mare;
i suoi combattenti scelti
furono sommersi nel Mar Rosso. R.

Gli abissi li ricoprirono,
sprofondarono come pietra.
La tua destra, Signore,
è gloriosa per la potenza,
la tua destra, Signore,
annienta il nemico. R.

Tu lo fai entrare e lo pianti
sul monte della tua eredità,
luogo che per tua dimora,
Signore, hai preparato,
santuario che le tue mani,
Signore, hanno fondato.
Il Signore regni
in eterno e per sempre!». R.

 

Orazione

Tutti si alzano in piedi, e il sacerdote dice:

Preghiamo (breve pausa di preghiera in silenzio)

O Dio, anche ai nostri tempi vediamo risplendere i tuoi antichi prodigi: ciò che facesti con la tua mano potente per liberare un solo popolo dall’oppressione del faraone, ora lo compi attraverso l’acqua del Battesimo per la salvezza di tutti i popoli; concedi che l’umanità intera sia accolta tra i figli di Abramo e partecipi alla dignità del popolo eletto.

Per Cristo nostro Signore.


Oppure:

Preghiamo

O Dio, tu hai rivelato nella luce della nuova alleanza il significato degli antichi prodigi: il Mar Rosso è l’immagine del fonte battesimale e il popolo liberato dalla schiavitù è un simbolo del popolo cristiano. Concedi che tutti gli uomini, mediante la fede, siano fatti partecipi del privilegio del popolo eletto, e rigenerati dal dono del tuo Spirito.

Per Cristo nostro Signore.

R.: Amen.

 

Quarta lettura

Is 54,5-14

Con affetto perenne il Signore, tuo redentore, ha avuto pietà di te

 

Dal libro del profeta Isaìa

 

Tuo sposo è il tuo creatore, Signore degli eserciti è il suo nome; tuo redentore è il Santo d’Israele, è chiamato Dio di tutta la terra. Come una donna abbandonata e con l’animo afflitto, ti ha richiamata il Signore. Viene forse ripudiata la donna sposata in gioventù? – dice il tuo Dio. Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti raccoglierò con immenso amore. In un impeto di collera ti ho nascosto per un poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, dice il tuo redentore, il Signore. Ora è per me come ai giorni di Noè, quando giurai che non avrei più riversato le acque di Noè sulla terra; così ora giuro di non più adirarmi con te e di non più minacciarti. Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace, dice il Signore che ti usa misericordia. Afflitta, percossa dal turbine, sconsolata, ecco io pongo sullo stibio le tue pietre e sugli zaffìri pongo le tue fondamenta. Farò di rubini la tua merlatura, le tue porte saranno di berilli, tutta la tua cinta sarà di pietre preziose. Tutti i tuoi figli saranno discepoli del Signore, grande sarà la prosperità dei tuoi figli; sarai fondata sulla giustizia. Tieniti lontana dall’oppressione, perché non dovrai temere, dallo spavento, perché non ti si accosterà.

 

Parola di Dio.

 

Salmo responsoriale

Dal Salmo 29

 

R.: Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

 

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa. R.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia. R.

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza;
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre. R.

 

Orazione

Tutti si alzano in piedi, e il sacerdote dice:

Preghiamo (breve pausa di preghiera in silenzio)

O Dio, Padre di tutti gli uomini, moltiplica a gloria del tuo nome la discendenza promessa alla fede dei patriarchi, e aumenta il numero dei tuoi figli, perché la Chiesa veda pienamente adempiuto il disegno universale di salvezza, nel quale i nostri padri avevano fermamente sperato.

Per Cristo nostro Signore.

R.: Amen.

 

Quinta lettura

Is 55,1-11

Venite a me e vivrete; stabilirò per voi un’alleanza eterna

 

Dal libro del profeta Isaìa

 

Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide. Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d’Israele, che ti onora. Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocàtelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

 

Parola di Dio.

 

Salmo responsoriale

Is 12,2-6

 

R.: Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

 

Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza. R.

Attingerete acqua con gioia
alle sorgenti della salvezza.
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime. R.

Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra.
Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele. R.

 

Orazione

Tutti si alzano in piedi, e il sacerdote dice:

Preghiamo (breve pausa di preghiera in silenzio)

Dio onnipotente ed eterno, unica speranza del mondo, tu hai preannunziato con il messaggio dei profeti i misteri che oggi si compiono; ravviva la nostra sete di salvezza, perché soltanto per l’azione del tuo Spirito possiamo progredire nelle vie della tua giustizia.

Per Cristo nostro Signore.

R.: Amen.

 

Sesta lettura

Bar 3,9-15.32 - 4,4

Cammina allo splendore della luce del Signore

 

Dal libro del profeta Baruc

 

Ascolta, Israele, i comandamenti della vita, porgi l’orecchio per conoscere la prudenza. Perché, Israele? Perché ti trovi in terra nemica e sei diventato vecchio in terra straniera? Perché ti sei contaminato con i morti e sei nel numero di quelli che scendono negli inferi? Tu hai abbandonato la fonte della sapienza! Se tu avessi camminato nella via di Dio, avresti abitato per sempre nella pace. Impara dov’è la prudenza, dov’è la forza, dov’è l’intelligenza, per comprendere anche dov’è la longevità e la vita, dov’è la luce degli occhi e la pace. Ma chi ha scoperto la sua dimora, chi è penetrato nei suoi tesori? Ma colui che sa tutto, la conosce e l’ha scrutata con la sua intelligenza colui che ha formato la terra per sempre e l’ha riempita di quadrupedi, colui che manda la luce ed essa corre, l’ha chiamata, ed essa gli ha obbedito con tremore. Le stelle hanno brillato nei loro posti di guardia e hanno gioito; egli le ha chiamate ed hanno risposto: «Eccoci!», e hanno brillato di gioia per colui che le ha create.  Egli è il nostro Dio, e nessun altro può essere confrontato con lui. Egli ha scoperto ogni via della sapienza e l’ha data a Giacobbe, suo servo, a Israele, suo amato. Per questo è apparsa sulla terra e ha vissuto fra gli uomini. Essa è il libro dei decreti di Dio e la legge che sussiste in eterno; tutti coloro che si attengono ad essa avranno la vita, quanti l’abbandonano moriranno. Ritorna, Giacobbe, e accoglila, cammina allo splendore della sua luce. Non dare a un altro la tua gloria né i tuoi privilegi a una nazione straniera. Beati siamo noi, o Israele, perché ciò che piace a Dio è da noi conosciuto.

 

Parola di Dio.

 

Salmo responsoriale

Dal Salmo 18

 

R.: Signore, tu hai parole di vita eterna.

 

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice. R.

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi. R.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti. R.

Più preziosi dell’oro,
di molto oro fino,
più dolci del miele
e di un favo stillante. R.

 

Orazione

Tutti si alzano in piedi, e il sacerdote dice:

Preghiamo (breve pausa di preghiera in silenzio)

O Dio, che accresci sempre la tua Chiesa chiamando nuovi figli da tutte le genti, custodisci nella tua protezione coloro che fai rinascere dall’acqua del Battesimo.

Per Cristo nostro Signore.

R.: Amen.

 

Settima lettura

Ez 36,16-17a.18-28

Vi aspergerò con acqua pura e vi darò un cuore nuovo

 

Dal libro del profeta Ezechièle

 

Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, la casa d’Israele, quando abitava la sua terra, la rese impura con la sua condotta e le sue azioni. Perciò ho riversato su di loro la mia ira per il sangue che avevano sparso nel paese e per gli idoli con i quali l’avevano contaminato. Li ho dispersi fra le nazioni e sono stati dispersi in altri territori: li ho giudicati secondo la loro condotta e le loro azioni. Giunsero fra le nazioni dove erano stati spinti e profanarono il mio nome santo, perché di loro si diceva: “Costoro sono il popolo del Signore e tuttavia sono stati scacciati dal suo paese”. Ma io ho avuto riguardo del mio nome santo, che la casa d’Israele aveva profanato fra le nazioni presso le quali era giunta. Perciò annuncia alla casa d’Israele: “Così dice il Signore Dio: Io agisco non per riguardo a voi, casa d’Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi avete profanato fra le nazioni presso le quali siete giunti. Santificherò il mio nome grande, profanato fra le nazioni, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le nazioni sapranno che io sono il Signore – oracolo del Signore Dio –, quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi. Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio”».

 

Parola di Dio.

 

Salmo responsoriale

Dal Salmo 41

 

R.: Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio.

 

L’anima mia ha sete di Dio,
del Dio vivente:
quando verrò e vedrò
il volto di Dio? . R.

Avanzavo tra la folla,
la precedevo fino alla casa di Dio,
fra canti di gioia e di lode
di una moltitudine in festa. R.

Manda la tua luce e la tua verità:
siano esse a guidarmi,
mi conducano alla tua santa montagna,
alla tua dimora. R.

Verrò all’altare di Dio,
a Dio, mia gioiosa esultanza.
A te canterò sulla cetra,
Dio, Dio mio. R.

Oppure

(Quando si celebra il Battesimo):

Da Is 12, 1-6


R.: Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza. R.

Attingerete acqua con gioia
alle sorgenti della salvezza.
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime. R.

Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra.
Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele. R.

 

Orazione

Tutti si alzano in piedi, e il sacerdote dice:

Preghiamo (breve pausa di preghiera in silenzio)

O Dio, potenza immutabile e luce che non tramonta, volgi lo sguardo alla tua Chiesa, ammirabile sacramento di salvezza, e compi l’opera predisposta nella tua misericordia: tutto il mondo veda e riconosca che ciò che è distrutto si ricostruisce, ciò che è invecchiato si rinnova e tutto ritorna alla sua integrità, per mezzo del Cristo, che è principio di tutte le cose.

Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

R.: Amen.

 

Oppure:
Preghiamo

O Dio, che nelle pagine dell’Antico e Nuovo Testamento ci hai preparati a celebrare il mistero pasquale, fa’ che comprendiamo l’opera del tuo amore per gli uomini, perché i doni che oggi riceviamo confermino in noi la speranza dei beni futuri.

Per Cristo nostro Signore.

R.: Amen.

 

Il sacerdote intona l’inno Gloria a Dio, che viene cantato da tutti. Si suonano le campane, secondo gli usi locali.


Colletta

Preghiamo

O Dio, che illumini questa santissima notte con la gloria della risurrezione del Signore, ravviva nella tua famiglia lo spirito di adozione, perché tutti i tuoi figli, rinnovati nel corpo e nell’anima, siano sempre fedeli al tuo servizio.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

Epistola
Rm 6,3-11

Cristo risorto dai morti non muore più.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

 

Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. Lo sappiamo: l’uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal peccato. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

 

Parola di Dio.

 

Salmo responsoriale

Dal Salmo 117

 

R.: Alleluia, alleluia, alleluia.

 

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre». R.

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore. R.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. R.

 

Vangelo


Mc 16,1-7

Gesù Nazareno, il crocifisso, è risorto.

 

+ Dal Vangelo secondo Marco

 

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. è risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto"».


Parola del Signore.

 

Liturgia Battesimale

Il sacerdote con i ministri si reca al fonte battesimale, se questo è in vista dei fedeli; altrimenti si pone nel presbiterio un bacile con l’acqua. Se vi sono dei catecumeni adulti, vengono chiamati per nome e presentati poi dai loro padrini; i bambini vengono portati dai genitori e dai padrini alla presenza della comunità riunita. Il sacerdote rivolge un’esortazione ai presenti con queste parole:


Se ci sono dei battezzandi:

Fratelli e sorelle, accompagniamo con preghiera unanime la gioiosa speranza dei nostri catecumeni, perché Dio Padre onnipotente nella sua grande misericordia li guidi al fonte della rigenerazione.


Se si benedice il fonte, ma non ci sono battezzandi:

Fratelli e sorelle, invochiamo la benedizione di Dio Padre onnipotente su questo fonte battesimale, perché coloro che da esso rinasceranno

siano resi in Cristo figli adottivi.

 

Litanie dei Santi

Si cantano quindi le litanie nelle quali si possono aggiungere nomi di alcuni santi come ad esempio quelli della Chiesa particolare, del titolare della chiesa, dei patroni del luogo e dei battezzandi.

Signore, pietà (Kyrie, eleison)

Signore, pietà (Kyrie, eleison)

Cristo, pietà (Christe, eleison)

Cristo, pietà (Christe, eleison)

Signore, pietà (Kyrie, eleison)

Signore, pietà (Kyrie, eleison)

Santa Maria, Madre di Dio

prega per noi

San Michele

prega per noi

Santi Angeli di Dio

pregate per noi

San Giovanni Battista

prega per noi

San Giuseppe

prega per noi

Santi Pietro e Paolo

pregate per noi

Sant'Andrea

prega per noi

San Giovanni

prega per noi

Santi Apostoli ed evangelisti

pregate per noi

Santa Maria Maddalena

prega per noi

Santi discepoli del Signore

pregate per noi

Santo Stefano

prega per noi

Sant'Ignazio d'Antiochia

prega per noi

San Lorenzo

prega per noi

Sante Perpetua e Felicita

pregate per noi

Sant'Agnese

prega per noi

Santi Martiri di Cristo

pregate per noi

San Gregorio

prega per noi

Sant'Agostino

prega per noi

Sant'Atanasio

prega per noi

San Basilio

prega per noi

San Martino

prega per noi

Santi Cirillo e Metodio

pregate per noi

San Benedetto

prega per noi

San Francesco

prega per noi

San Domenico

prega per noi

San Francesco Saverio

prega per noi

San Giovanni Maria [Vianney]

prega per noi

Santa Caterina da Siena

prega per noi

Santa Teresa di Gesù

prega per noi

Santi e sante di Dio

pregate per noi

 

Nella tua misericordia

 

salvaci, Signore

Da ogni male

salvaci, Signore

Da ogni peccato

salvaci, Signore

Dalla morte eterna

salvaci, Signore

Per la tua incarnazione

salvaci, Signore

Per la tua morte e risurrezione

salvaci, Signore

Per il dono dello Spirito Santo

salvaci, Signore

 

Noi peccatori, ti preghiamo

 

ascoltaci, Signore

 

Se ci sono dei battezzandi:

 

Dona la grazia della vita nuova nel Battesimo
a questi tuoi eletti

ascoltaci, Signore

Se non ci sono battezzandi, il sacerdote, a mani giunte, dice l’orazione seguente:

Benedici e santifica con la grazia del tuo Spirito
questo fonte battesimale da cui nascono i tuoi figli

 

ascoltaci, Signore

Gesù, Figlio del Dio vivente,

Gesù, Figlio del Dio vivente,

ascolta la nostra supplica.

ascolta la nostra supplica.


Se vi sono dei battezzandi, il sacerdote, a mani giunte, dice l’orazione seguente:

 

Dio onnipotente ed eterno, manifesta la tua presenza nei sacramenti del tuo amore, manda lo spirito di adozione a suscitare un popolo nuovo dal fonte battesimale, perché l’azione del nostro umile ministero sia resa efficace dalla tua potenza.

Per Cristo nostro Signore.

 

R.: Amen.

 

Benedizione dell'acqua battesimale

O Dio, per mezzo dei segni sacramentali, tu operi con invisibile potenza le meraviglie della salvezza; e in molti modi, attraverso i tempi, hai preparato l’acqua, tua creatura, ad essere segno del Battesimo.

Fin dalle origini il tuo Spirito si librava sulle acque, perché contenessero in germe la forza di santificare; e anche nel diluvio hai prefigurato il Battesimo, perché, oggi come allora, l’acqua segnasse la fine del peccato e l’inizio della vita nuova. Tu hai liberato dalla schiavitù i figli di Abramo, facendoli passare illesi attraverso il Mar Rosso, perché fossero immagine del futuro popolo dei battezzati. Infine, nella pienezza dei tempi, il tuo Figlio, battezzato da Giovanni nell’acqua del Giordano, fu consacrato dallo Spirito Santo; innalzato sulla croce, egli versò dal suo fianco sangue e acqua, e dopo la sua risurrezione comandò ai discepoli: “Andate, annunziate il Vangelo a tutti i popoli, e battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Ora, Padre, guarda con amore la tua Chiesa e fa’ scaturire per lei la sorgente del Battesimo. Infondi in quest’acqua, per opera dello Spirito Santo, la grazia del tuo unico Figlio, perché con il sacramento del Battesimo l’uomo, fatto a tua immagine, sia lavato dalla macchia del peccato, e dall’acqua e dallo Spirito Santo rinasca come nuova creatura.

 

Immergendo, secondo l’opportunità, il cero pasquale, una o tre volte, nell’acqua, continua:

Discenda, Padre, in quest’acqua, per opera del tuo Figlio, la potenza dello Spirito Santo.
Tutti coloro che in essa riceveranno il Battesimo, sepolti insieme con Cristo nella morte con lui risorgano alla vita immortale.

Per Cristo nostro Signore.


Acclamazione:
Sorgenti delle acque, benedite il Signore: lodatelo ed esaltatelo nei secoli.


Benedizione dell'acqua lustrale.

Se non ci sono battezzandi, né si deve benedire il fonte battesimale, il sacerdote invita il popolo alla preghiera dicendo:

 

Fratelli e sorelle, supplichiamo il Signore Dio nostro perché benedica quest'acqua da lui creata, con la quale saremo aspersi in memoria del nostro Battesimo. Il Signore ci rinnovi interiormente, per essere sempre fedeli allo Spirito Santo che ci è stato dato in dono.


E dopo una breve pausa di silenzio, con le braccia allargate, dice la seguente orazione:


Signore Dio nostro, sii presente in mezzo al tuo popolo che veglia in preghiera in questa santissima notte: memori dell'opera mirabile della nostra creazion e dell'opera ancor più mirabile della nostra salvezza, ti preghiamo di benedire + quest'acqua. Tu l'hai creata perché donasse fecondità alla terra e offrisse sollievo e freschezza ai nostri corpi.  Di questo dono della creazione hai fatto un segno della tua misericordia: attraverso l'acqua del Mar Rosso hai liberato il tuo popolo dalla schiavitù e nel deserto hai placato la sua sete con acqua dalla roccia. Con l'immagine dell'acqua viva i profeti hanno preannunciato la nuova alleanza che tu intendevi offrire agli uomini. Infine con l'acqua, santificata da Cristo nel Giordano, hai rinnovato la nostra umanità peccatrice nel lavacro battesimale. Ravviva in noi, o Signore, nel segno di quest'acqua benedetta, il ricordo del nostro Battesimo e donaci di essere uniti nella gioia ai nostri fratelli che sono stati battezzati nella Pasqua di Cristo Signore.

Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

R. Amen.

 

Rinnovo delle promesse battesimali

Terminato il rito del Battesimo oppure, se questo non ha avuto luogo, dopo la benedizione dell’acqua, tutti, stando in piedi e con in mano la candela accesa, rinnovano le promesse del Battesimo. Il sacerdote si rivolge ai fedeli con queste parole:

Fratelli e sorelle, per la grazia del mistero pasquale siamo stati sepolti insieme con Cristo nel Battesimo, per camminare con lui in una vita nuova. Ora, portato a termine il cammino quaresimale, rinnoviamo le promesse del santo Battesimo, con le quali un giorno abbiamo rinunciato a satana e alle sue opere, e ci siamo impegnati a servire Dio nella santa Chiesa cattolica.

 

Rinunciate a satana?

R.: Rinuncio.

E a tutte le sue opere?

R.: Rinuncio.

E a tutte le sue seduzioni?

R.: Rinuncio.


Oppure:

Rinunciate al peccato,

per vivere nella libertà dei figli di Dio?

R.: Rinuncio.

Rinunciate alle seduzioni del male, per non lasciarvi dominare dal peccato?

R.: Rinuncio.

Rinunciate a satana, origine e causa di ogni peccato?

R.: Rinuncio.


Quindi prosegue:

 

Credete in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra?

R.: Credo.

 

Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria Vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre?

R.: Credo.


Credete nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna?

R.: Credo.


Il sacerdote conclude:


Dio onnipotente, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha liberati dal peccato e ci ha fatti rinascere dall'acqua e dallo Spirito Santo, ci custodisca con la sua grazia per la vita eterna, in Cristo Gesù, nostro Signore.

R.: Amen.


Il sacerdote asperge l’assemblea con l’acqua benedetta, mentre tutti cantano questa antifona o un altro canto di carattere battesimale:

 

Ecco l’acqua, che sgorga dal tempio santo di Dio, alleluia; e a quanti giungerà quest’acqua porterà salvezza ed essi canteranno: alleluia, alleluia.


Fatta l’aspersione, il sacerdote ritorna alla sede e guida la preghiera universale, alla quale per la prima volta prendono parte i neofiti.

Non si prega con il Credo.

 

Preghiera dei fedeli

Secondo le intenzioni del Papa, dei Vescovi, dei Presbiteri e dei Diaconi.

Secondo i bisogni dell’umanità.

Secondo le proprie intenzioni.

 

Liturgia Eucaristica

Preghiera sulle offerte

Con queste offerte accogli, o Signore, le preghiere del tuo popolo, perché i sacramenti, scaturiti dal mistero pasquale, per tua grazia ci ottengano la salvezza eterna.

Per Cristo nostro Signore.

R.: Amen.

 

PREFAZIO PASQUALE I

Il mistero pasquale

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, proclamare sempre la tua gloria, o Signore, e soprattutto esaltarti in questa notte nella quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato. È lui il vero Agnello che ha tolto i peccati del mondo, è lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita. Per questo mistero, nella pienezza della gioia pasquale, l'umanità esulta su tutta la terra e le schiere degli angeli e dei santi cantano senza fine l'inno della tua gloria: Santo, ...

 

Nel Canone Romano, si dicono il Communicantes e l’ Hanc igitur propri.

Nelle Preghiere eucaristiche II e III si fa il ricordo proprio della Pasqua e dei neobattezzati (vedi anche il ricordo proprio per le Messe rituali).

 

Antifona di comunione

Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato: celebriamo dunque le festa con purezza e verità. Alleluia. (1Cor 5,7-8)

 

Comunione spirituale1

Preghiera della tradizione redentorista

Signore Gesù, io credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento. Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te; non permettere che mi abbia mai a separare da te2.

Eterno Padre, io ti offro il Sangue Preziosissimo di tuo Figlio e Nostro Signore Gesù Cristo in sconto dei miei peccati, in suffragio delle anime del purgatorio e per i bisogni della Santa Chiesa.

Amen3.

 

Preghiera dopo la comunione

Infondi in noi, o Padre, lo Spirito della tua carità, perché nutriti con i sacramenti pasquali viviamo concordi nel vincolo del tuo amore.

Per Cristo nostro Signore.

R.: Amen.

 

Benedizione solenne.

 

In questa santa notte di Pasqua, Dio onnipotente vi benedica e, nella sua misericordia, vi difenda da ogni insidia del peccato.

R.: Amen.


Dio che vi rinnova per la vita eterna, nella risurrezione del suo Figlio unigenito, vi conceda il premio dell'immortalità futura.

R.: Amen.

 

Voi, che dopo i giorni della passione del Signore celebrate nella gioia la festa di Pasqua, possiate giungere con animo esultante alla festa senza fine.

R.: Amen.

 

E la benedizione di Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre.

R.: Amen

 

Nel congedare l’assemblea, il diacono, o lo stesso celebrante, canta o dice:

 

Andate in pace. Alleluia, Alleluia.

 

Oppure:

La Messa è finita: andate in pace. Alleluia, alleluia.


Oppure:

Portate a tutti la gioia del Signore risorto.

Andate in pace. Alleluia, alleluia.

 

Tutti rispondono:

Rendiamo grazie a Dio. Alleluia, alleluia.

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Fonti

 

Sitografia, eccetto che per la Preghiera dei Fedeli

 

Chiesa Cattolica Italiana – Sito web ufficiale della CEI Conferenza Episcopale Italiana

Via Circonvallazione Aurelia, n. 50 00165 Roma

 

Archivio, per la Comunione Spirituale

 

Archivio Storico della Casa redentorista

Via Santuario, n. 27 – 83040 Materdomini di Caposele (AV)

 

1 La Comunione spirituale è la preghiera con cui esprimiamo il desiderio d’unirci a Gesù Cristo, anche quando non è possibile ricevere fisicamente la Comunione sacramentale. Questa preghiera si può fare ogni volta che lo desideriamo, in qualsiasi luogo e momento della giornata, ma è particolarmente significativa quando non si può partecipare alla Celebrazione eucaristica o ricevere la Comunione sacramentale. Gli effetti della Comunione spirituale sono abbondanti, ma non giungono ad eguagliare quelli della Comunione sacramentale, quando ci accostiamo all’altare per ricevere il corpo e sangue di Cristo.

2 La prima parte di questa preghiera è stata scritta da sant’Alfonso Maria De Liguori, 3 mentre la seconda parte è stata aggiunta in seguito, rispettando lo spirito del Santo. È lo stesso spirito che ha animato anche il venerabile Domenico Blasucci. Il giovane Venerabile, costantemente, desiderava placare il suo anelito damore verso il Signore: «Lanima mia ha sete di Dio, del Dio vivente» (Sal 42,3). Si sforzava di conformarsi a Gesù Cristo accogliendo il Suo invito «Rimanete in me e io in voi» (Gv 15,4) per unirsi a Lui in «un solo spirito» (Ef 4,4). A chiunque gli domandasse a cosa stesse pensando o perché stesse piangendo, spesso, ripeteva: “Penso al SS. Sacramento… Piango perché penso che ora il SS. Sacramento in tanti luoghi sta solo e senza la lampada”.

 

Visualizza il Commento al Vangelo a cura di don Antonio Savone

Presbitero dell’Arcidiocesi di Potenza–Muro Lucano–Marsico Nuovo

 

 

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PARROCCHIA SANTA MARIA ASSUNTA
Ruvo del Monte (Potenza)

 

Eucaristia e  Domenico Blasucci

 

La pubblicazione della Liturgia  del giorno sul Sito web dedicato al Venerabile Domenico Blasucci costituisce un valido strumento al fine di ricordare la spiritualità eucaristica del giovane studente incamminato per la vita religiosa e sacerdotale.

Dono della gratuità di Dio nell’ordine della natura e nell’ordine soprannaturale, Domenico Blasucci ha progressivamente corrisposto alla grazia di Dio.

Nella spiritualità del Venerabile troviamo, infatti, la ricerca continua di comunione, di vita vissuta con il Redentore, conosciuto ed amato nella famiglia d’origine, nella comunità di Ruvo, nella conoscenza dei numerosi sacerdoti e religiosi presenti nella parrocchia, nel Convento o qui  venuti per la predicazione e le missioni frequenti nel settecento.

Fu educato da fanciullo nella famiglia alla vita religiosa, adolescente ascoltò dapprima i francescani, poi i Missionari di San Vincenzo De Paoli. Da giovane fece l’itinerario di formazione e di fede per le quattro comunità redentoriste allora esistenti, in cui addivenne alla Professione religiosa.

Deciso e tenace nell’impegno di formazione spirituale, raggiunse livelli di crescita certamente non comuni, cogliendo ciò che vale, l’amore di Dio, portato sempre più in alto nella fedeltà alla preghiera, specialmente quella eucaristica.

Dall’Eucaristia, in particolare, gli venne la forza di praticare la virtù dell’umiltà, il dominio di sé, il distacco da tutto il creato, il raccoglimento di spirito teso all’unione con Dio, la carità verso il prossimo, l’obbedienza, la mortificazione interna ed esterna, la mortificazione e la temperanza, la modestia e la purezza.

Tutto ciò è documentato nelle testimonianze del suo tempo e nel Sommario dei processi.

Si tramanda, in particolare, del tempo trascorso nel coro, vicino al tabernacolo, della tante visite al SS. Sacramento: l’Eucaristia rappresenta il cuore della vita del Venerabile.

La lettura quotidiana della Liturgia del giorno, accompagnata dal silenzio, dalla meditazione e dalla preghiera, sia per ciascuno il buon nutrimento dell’anima, come lo fu per il venerabile Domenico Blasucci.

L’esempio della sua vita infondi in noi la forza della fede e dell’amore e la sua intercessione presso Dio ci preservi dalle avversità, ci accompagni e ci protegga nel nostro cammino quotidiano.

 

Ruvo del Monte, 24 novembre 2013

Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo e chiusura dell’Anno della Fede

 

Il Parroco

Sac. don Gerardo Gugliotta

 

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Il venerabile Domenico Blasucci

raffigurato in una delle sue frequenti adorazioni del Santissimo Sacramento.

Limmagine è affrescata nella volta a botte

della Chiesa monumentale di SantAlfonso e SantAntonio a Tarsia a Napoli,

già Chiesa dello Spirito Santo,

edificata nel 1550 nellomonima piazzetta del centro storico cittadino.

 

Il venerabile Domenico Blasucci è il serafino della SS. Eucaristia, del Pane vivo, che dà vita, il pane degli angeli, dei pellegrini, dei figli: Buon pastore, vero pane, come ci rivela la Sequenza nella Solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo.

Trascorre gli anni della sua fanciullezza e adolescenza a Ruvo del Monte e quelli dell’adolescenza nella Congregazione del SS. Redentore, in continua comunione con Gesù e in perenne adorazione davanti al tabernacolo.

A un confratello, con fermezza, riferisce: “Io ci starei tutto il tempo della mia vita”. In un’altra occasione, con estrema dolcezza, afferma: “Se piacesse a Gesù Cristo vorrei diventare in anima e corpo una fiamma per bruciare continuamente avanti un ciborio”, aggiungendo che “ogni volta che tiro il respiro intendo tirare Gesù Cristo dalla custodia e stringermelo al petto”. Nel sospirare, ancora, asserisce: “Vorrei io morire dicendo: o caro mio Gesù sacramentato!”.

 

 

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Congregazione Ss. Redentore

   Provincia Napoletana

Missionari Redentoristi

84080 Ciorani (SA)

____________________

Superiore Provinciale

 

Prot. P054 /2022

Ciorani, 2 novembre 2022

Nel 270° anniversario del pio transito del Venerabile Domenico Blasucci

 

IL VENERABILE DOMENICO BLASUCCI

AL XXVI CAPITOLO GENERALE DEI REDENTORISTI

 

Il Capitolo Generale è la massima istituzione di qualsiasi Ordine o Congregazione religiosa. È l’organismo che decide della missione di un Istituto, della sua amministrazione e organizzazione. Dà le grandi linee del programma per un certo periodo, fino al prossimo Capitolo, linee che poi spetta ad altri applicare a livello locale: dipende dalla grandezza e diffusione dell’Istituto stesso. Buona parte dei lavori sono anche occupati dalla elezione del Superiore Generale e del suo Consiglio.

 

Nel caso dei Redentoristi, una Congregazione presente oggi in 85 Paesi del mondo, il Capitolo Generale si riunisce ogni sei anni. Ha una struttura particolare, distinta in tre fasi. La prima e la terza si svolgono a livello di continente: Europa, Asia, Africa, America del Nord e America Latina. Servono per preparare e poi implementare ciò che dice la fase numero due, quella canonica. Questa è la più importante, perché vede impegnati per quasi un mese i rappresentanti di tutta la Congregazione a discutere, decidere e votare. In modo sbrigativo e non senza qualche approssimazione si è soliti chiamare “Capitolo Generale” questa Fase Canonica, che a rigor di termini è solo la seconda tappa di un processo più prolungato.

 

Resta il fatto che la Fase Canonica del XXVI Capitolo Generale per la Congregazione del Santissimo Redentore, fondata e diretta da sant’Alfonso Maria De Liguori e che ha avuto tra i suoi più illustri membri – due giovani legati da intensa amicizia spirituale – san Gerardo Maiella e il venerabile Domenico Blasucci, gloria di Ruvo del Monte, è stata celebrata dall’11 settembre al 7 ottobre 2022. Vi hanno partecipato 110 Redentoristi, gran parte Capitolari rappresentanti delle diverse Provincie e Vice Provincie (= le strutture base della Congregazione), ma anche il giusto numero di Ufficiali, necessari per il funzionamento di una macchina così complessa: segretari, notai, traduttori, incaricati della comunicazione, tuttofare, ecc.

 

Personalmente ho preso parte ai lavori capitolari in qualità di Superiore della Provincia Napoletana, che comprende le Regioni dell’Italia meridionale: Campania, Basilicata – attualmente senza la presenza di una casa religiosa –, Puglia, Calabria e Sicilia, e la Vice Provincia Missionaria del Madagascar.

 

La sede di un così importante consesso è stata “Il Carmelo”, una grande struttura gestita dai Carmelitani e situata non lontano dall’aeroporto di Ciampino (Roma). Le prime due settimane sono state di analisi e di confronto della missione della Congregazione, le ultime due sono state dedicate alla formulazione di decisioni (in gergo “Postulati”), alla redazione di testi da inviare alla Congregazione, e soprattutto alla laboriosa e non sempre facile materia elettorale. Il nuovo Superiore Generale è risultato essere il padre Rogerio Gomes, brasiliano, finora Consigliere Generale, e prima ancora professore della Accademia Alfonsiana in Roma. Suo Vicario è stato eletto il padre François Stanula, polacco ma da anni Superiore Provinciale in Francia. E poi altri cinque Consiglieri, in rappresentanza delle varie parti della Congregazione.

 

Il “nocciolo” dei lavori Capitolari è consistito nel prendere atto delle grandi trasformazioni che muovono il mondo oggi, soprattutto per quanto riguarda la fede. Trasformazioni che hanno un fedele riscontro nei numeri delle vocazioni. Un riscontro che è anche spietato in certe zone – come Europa e America del Nord – dove il benessere, il basso indice di natalità e l’avanzare della “non credenza” rendono sempre più difficile il mantenimento delle presenze missionarie. Questo chiama in causa il processo che è stato chiamato di “riconfigurazione”: che comporta un ripensamento delle presenze, l’accorpamento di più Provincie, la collaborazione – in verità tutta da programmare – tra un continente e l’altro.

 

Alla fine il messaggio che il Capitolo Generale ha voluto lanciare alla Congregazione coincide con il tema su cui ci si soffermerà per i prossimi sei anni: Missionari della speranza sulle orme del Redentore. Anche davanti a scenari così inquietanti, la missione Redentorista non smette di essere motivata dalla speranza e dall’ottimismo, sicuri che la forza della Congregazione non sono i suoi programmi ma la persona di Gesù Cristo.

 

Va detto infine che il momento in cui prendevano il via le sessioni capitolari era la preghiera del mattino. Ogni Provincia era incaricata di prepararne una, con la metodologia che si ritenesse più opportuna: presentazione Powerpoint, Video, Canto ecc. E fu significativamente bello – oltre che emozionante – vedere che per la mattina del 19 settembre la Provincia del Canada aveva pensato di partire da un testo del Venerabile Domenico Blasucci, amorevolmente definito “gioia di Paradiso” dal venerabile padre Paolo Cafaro e “giovane angelico” da papa san Pio X. Domenico, ispirandosi al forte invito simbolico espresso dal profeta Ezechiele (3,1): “mangia il libro della Parola!”, scrisse che la stessa prontezza a “mangiare ed assimilare” doveva essere riservata ad un altro libro, quello della Regola, che i Redentoristi assumono come guida della loro consacrazione nel giorno della Professione religiosa.

 

Il venerabile Blasucci che “fra gli altri confratelli di Noviziato fu come sole fra le stelle, eclissò tutti”, come riportarono i biografi del suo tempo, nel giorno della professione religiosa fa la solenne promessa di “Essere Santo, veramente Santo e rendersi tutto simile al Redentore Divino” incarnando pienamente la Regola e la sua azione missionaria (cfr. Mc. 16,15). Lo dichiara con determinazione il padre Alessandro Di Meo, in un elogio funebre, con queste vibranti parole: “Possiamo attestare che il nostro Domenico può dirsi il modello, l’idea, anzi l’anima del nostro Istituto”. Lo testimonia con maggiore fermezza sant’Alfonso agli studenti di Pagani: “Il nostro fratello Blasucci possedeva la vera scienza, poiché in tutte le cose non ha cercato che Iddio, e così ha fatto la morte di un santo. Studiate dunque perché dovete essere gli operai del Signore, ma prima di tutto studiate per farvi santi, come il nostro caro defunto”.

 

Ai giorni nostri, ben oltre due secoli e mezzo dopo la morte di Domenico, il Vescovo di Melfi–Rapolla–Venosa, Monsignor Ciro Fanelli, scrive che “Il nostro Venerabile Domenico è uno dei “piccoli” in cui il Signore nostro Gesù Cristo, Redentore dell’uomo, ha fatto risplendere la potenza della sua redenzione e la bellezza della sapienza del suo Cuore”. Michele Donato Grieco, cultore della storia redentorista e devoto del Venerabile, scrive che “La preziosa testimonianza di vita cristiana del giovane venerabile Domenico Blasucci, candido e soave giglio sbocciato sull’Appenino Lucano, esprime una saggezza a ragione di virtù innate, dono di Dio ed eredità di sant’Alfonso Maria De Liguori”. L’innografa carmelitana Cristina di Lagopesole canta Domenico così: Il cuore balza lodandoti, o Venerabile, gli occhi dolciscono, l’anima insoavisce, l’amore si fa verità, la vita fiorisce, consegna di sé all’altro, incontro che fa gemmare la gioia, liturgia di tempo e di spazio. Esulta, Redentore Divino, SS. Trinità, unico Dio! Laetare, plena gratia, Maria, ave, sic ad terram caelum iungitur. Alleluja!”.

 

Il venerabile Domenico Blasucci, “anima innocente come l’ha fatta Dio”, dolcemente continua a profetizzare, a stimolare l’azione pastorale e a donare la speranza al cuore e alla mente dell’uomo d’oggi e lo farà ancora con quello di domani. Fu davvero molto bello vedere che in un Paese così lontano come il Canada e sotto tanti aspetti diverso dall’Italia, la parola del nostro amato confratello Venerabile era risultata eloquente, ispiratrice e provocatoria, al pari di un profeta. D’altra parte, le anime sante che il Signore ha sempre suscitato e continua a suscitare lungo i secoli, cos’altro sono, se non dei profeti, quelli di cui più il mondo ha bisogno?

 

p. Serafino Fiore cssr, Sup. Prov.

 

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L’immagine fotografica realizzata da padre Serafino Fiore, Superiore della Provincia Napoletana della Congregazione del SS. Redentore, raffigura l’inizio della sessione capitolare, presso Il Carmelo di Ciampino in provincia di Roma, lunedì 19 settembre 2022. In questo giorno i missionari redentoristi della Provincia del Canada hanno introdotto la preghiera del mattino con un testo del venerabile Domenico Blasucci, utilizzando le diapositive in PowerPoint.

 

 

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PARROCCHIA SANTA MARIA ASSUNTA
Ruvo del Monte (Potenza)

 

Omelia per la Solennità dell’Ascensione

e per la Solenne Memoria della Proclamazione a “Venerabile” di Domenico Blasucci

Ruvo del Monte – Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta

Sabato 23 maggio 2020 – ore 18:00

 

Celebriamo la Solennità dell’Ascensione. Cristo, dinanzi ai discepoli, ascende al cielo per ritornare dal Padre. Con l’Ascensione inizia la missione evangelizzatrice e di salvezza degli uomini di tutti i tempi secondo l’invito di Gesù: “Andate e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato”. È sempre Gesù che ci rassicura della forza dello Spirito Santo e della Sua costante presenza accanto a noi come ci ha ricordato Matteo nel Vangelo di questa Messa Vespertina: “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Il vero insegnamento lo si dà nella misura in cui si crede e si vive in prima persona ciò che si vuole annunciare agli altri, attraverso la testimonianza. Ecco allora che appare ancora più bella e intensa anche la celebrazione della Solenne Memoria della Proclamazione a “Venerabile” del nostro concittadino Domenico Blasucci, avvenuta con Decreto di Papa Pio X oggi Santo, che per il decimo anno consecutivo è stata adeguatamente preparata dal Triduo di preghiere e riflessioni nei giorni 20, 21 e 22 maggio scorsi.

Abbiamo tutti temuto che quest’anno tali ricorrenze non potessero essere celebrate pubblicamente in questa nostra Chiesa Parrocchiale, luogo in cui il Venerabile ha ricevuto il Battesimo ed ha iniziato la sua vita cristiana, a causa delle disposizioni Vescovili e Governative per il contrasto ed il contenimento del diffondersi del Covid–19. Avrei comunque assicurato, da solo, le liturgie di sempre, ma non per questo meno intense: Lodi mattutine, Preghiera del Santo Rosario e delle Litanie Lauretane, Celebrazione Eucaristica, Preghiera per la glorificazione, benedizione ed inno. Pur trovandomi da solo, mi sarei sentito circondato dalla partecipazione numerosa di voi fedeli, vicini e lontani, che come sempre avreste seguito la Liturgia del Giorno e quella del Triduo, con l’apposito sussidio, servendovi del ricco sito web www.domenicoblasucci.it dedicato al Venerabile. L’inattesa emergenza sanitaria mondiale ci ha imposto misure di restrizione prima e precauzionali dopo per tutelare la salute di tutti come potete vedere e, così, in base alla capienza dei posti a sedere nella Chiesa, nel rispetto delle distanze di sicurezza e senza creare assembramenti, siamo felicemente qui.

Celebrare con amore e devozione il nostro Venerabile Domenico Blasucci non significa soltanto onorarlo, ma significa anche guardare alla sua ricca e preziosa testimonianza di vita cristiana, alle sue alte virtù. Significa accogliere il suo meraviglioso messaggio, custodirlo e renderlo attuale nella nostra vita, rendendo viva la sua memoria e la sua presenza. La vita di Domenico, favorita da magnifiche grazie, segni dell’amore di Dio che radica la nostra vita nel mistero della salvezza, è stata tutta “un canto nuovo al Signore”, un canto di lode e di ringraziamento.

Dopo qualche mese dalla nascita rischia di morire, ma miracolosamente il neonato si salva. Da bambino, a tre anni, rimase orfano di padre e fu educato dalla madre. Nei giochi di quartiere, fuggiva dai compagni cattivi. Sin dalla prima infanzia, è stato attratto dai luoghi di culto. Amava disegnare l’Ostia, modellare le statue dei Santi, preparare gli altarini ed imitare i riti religiosi, coinvolgendo i suoi amichetti con cui era tanto generoso. Tutti ne restavano stupefatti: vicini, amici e parenti che accorrevano ad osservarlo ammirati. Da fanciullo, non con pochi sacrifici, si prodigava con zelo nel lavoro agricolo e compiva gli studi, insieme a due fratelli e a due cugini, distinguendosi per intelligenza e profitto. A queste mansioni alterna austere penitenze e fervide preghiere. Sempre composto ed ordinato, serviva la Messa tutte le mattine. Si raccoglieva a lungo in preghiera davanti al tabernacolo per adorare il SS. Sacramento e davanti la statua della Madonna che, con tenera devozione, venerava intensamente; la statua è quella dell’Immacolata, in legno, che abbiamo in questa Chiesa nella nicchia in prossimità del presbiterio e che era alla Chiesa del convento. Praticava costantemente la confessione e la comunione. Leggeva sempre i libri spirituali. Ascoltava con molta attenzione le omelie dei tanti sacerdoti e religiosi presenti a Ruvo in quel tempo e di quelli che vi giungevano per le predicazioni. Era solito frequentare la Chiesa di Sant’Antonio, amministrata dai francescani. All’età di quindici anni desiderava ardentemente abbracciare il mondo religioso entrando nei conventuali minori, ma non gli fu possibile a causa dell’opposizione della sua famiglia. La stessa cosa accadde l’anno successivo con i padri vincenziani: non disponeva di denaro sufficiente da offrire in dote per la propria formazione e doveva contribuire a produrre il reddito per i congiunti. Anche quando intendeva seguire i padri della Congregazione del SS. Redentore dovette affrontare le stesse difficoltà, ma “il suo cuore non fu mai turbato perché era stretto a Cristo, pietra viva!”. La sconfinata fiducia nella Divina Provvidenza e nella Vergine Immacolata ripagarono la sua determinazione e la sua fermezza all’età di sedici anni e mezzo. La “sua partenza da Ruvo fu come un grave lutto per la famiglia” e come una possente privazione per l’intera comunità. È stata però come “la manna dal cielo” per i redentoristi dove, con tanta modestia e umiltà, rispettò rigorosamente la regola e l’obbedienza ai superiori nei quali ravvisava la volontà di Dio. Instaurò degli ottimi ed armoniosi rapporti di condivisione e di cooperazione con i compagni di studio e frequentò con mansuetudine, perseveranza e temperanza il noviziato, conformandosi progressivamente a Gesù Cristo povero e crocifisso e al Suo Vangelo, raggiungendo una perfezione non comune. Riguardo a questo periodo, di lui fu scritto che “fu come sole fra le stelle, eclissò tutti”, nonostante un terribile male stesse minando il suo già gracile fisico. Dopo aver fatto la professione dei voti, si formava per il sacerdozio e si recava in missione con i padri, dove svolgeva con singolare sinergia le commissioni domestiche e insegnava il catechismo ai bambini. Come “sentinella di speranza e di carità misericordiosa”, era sempre disponibile all’accoglienza, all’ascolto, al confronto e all’aiuto di tutti, specialmente dei sofferenti nel corpo, nell’anima e nello spirito, riconoscendo nel volto di questi ultimi quello del suo amatissimo Signore. Consapevole dei propri limiti, non esitò a “gettare le reti” confidando, come Pietro, “sulla parola di Cristo”; ottenne riconciliazioni e vocazioni, come quella del fratello maggiore Pietro Paolo che gli fece affermare “Ora muoio contento”, contribuendo ad edificare il corpo mistico di Cristo che è la Chiesa. Questi suoi diversi ruoli erano sempre scanditi dalla preghiera, dalla contemplazione e dalla mortificazione, totalmente immerso in Dio. Furono tanti i suoi contemporanei che attestarono: “Tutta la vita del Venerabile Domenico Blasucci fu una continua orazione e comunicazione con Dio, anzi una continua estasi”. Fu definito “un ragazzo colmo di Spirito Santo e di carismi e un timorato di Dio”. Di quest’ultimo periodo della sua breve ed intensa vita, terminata a poco più di venti anni e mezzo, colpisce l’assoluta serenità con cui affrontava le atroci sofferenze della tisi, che lo condurrà alla “morte preziosa dei giusti”, dopo “aver combattuto la buona battaglia”, perché accettò serenamente i suoi patimenti e li offrì al Signore per la redenzione umana e per il bene della Chiesa. Aveva scritto su un biglietto posto sul suo comodino accanto al suo letto: “Volontà di Dio! Dio mio, fatemi adempiere in tutto la Vostra Volontà!”.

La fama di santità che l’ha accompagnato per tutta la vita, che è cresciuta e che si è diffusa ancora di più dopo la sua morte è giunta fino ai nostri giorni, dopo oltre due secoli e mezzo, impreziosita da innumerevoli prodigi. Il suo ultimo superiore e direttore spirituale, che di lui vivente aveva detto che era una “gioia di Paradiso”, ebbe a scrivere dopo la morte che “era un santo che potevasi vivo canonizzare, come l’ho asserito io più volte”, giudizio unanimamente condiviso dai suoi conoscenti e confratelli. In tutte le case e chiese redentoriste sparse nel mondo sono diffuse diverse sue immagini simili alla tela che abbiamo in fondo a questa Chiesa, che raccoglie le preghiere di tanti devoti e le offerte di piante, fiori e lumini, e sono diverse le intitolazioni a lui dedicate di gruppi e di luoghi. La vicenda terrena del Blasucci è una bella storia di speranza certa, di carità perfetta, di lotta ferma e di gloriosa vittoria per le tante prove della vita che ha affrontato e che hanno trovato “vanto solo nella croce di nostro Signore Gesù Cristo, che ha rivelato le cose del Padre ai piccoli”. È una storia di grazia, offerta per il suo Creatore e Signore e per il suo prossimo, avendo dedicato a loro la mente, il cuore, la pazienza e la sofferenza. È la storia dell’incontro dell’uomo con Cristo. Il nostro Venerabile appartiene alla storia dell’umanità e alla storia della Chiesa, perché costituisce un esempio retto ed un modello luminoso di adesione e fedeltà perfetta a Dio e ai Suoi più nobili valori. Accostiamoci sempre di più a questa straordinaria figura di santità. Riscopriamo il Venerabile sia come fulgido modello che come benevole mediatore di grazie, di miracoli, presso Dio, confidando sempre nella sua prodigiosa protezione.

Nella settimana in cui, dopo oltre due mesi, con tanta gioia abbiamo ripreso gradualmente le celebrazioni liturgiche con il popolo, secondo le nuove misure sanitarie indicate dal Protocollo d’intesa tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Conferenza Episcopale Italiana, questa ricorrenza che stiamo celebrando è un bellissimo segno di speranza e di rinascita per tutti noi. Il nostro “Giovane angelico”, per usare la definizione di papa Pio X del 23 maggio 1906, ci insegna che la lealtà al Signore premia sempre e dona tanta forza e serenità nelle prove della vita: “Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà”. Il Venerabile Domenico Blasucci interceda sempre amorevolmente per noi suoi concittadini perché, nel nostro tempo di prova, possiamo essere testimoni coraggiosi di Cristo e con la nostra fede operosa rendere una rinnovata bellezza alla vita, colma di gioia e di speranza, doni del Signore Risorto agli uomini di buona volontà.

 

Il Parroco

Sac. don Gerardo Gugliotta

 

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2 novembre

 

VENERABILE DOMENICO BLASUCCI (1732 – 1752)*

redentorista

 

Il nostro Venerabile Domenico è uno dei “piccoli”

in cui il Signore nostro Gesù Cristo, Redentore dell’uomo,

ha fatto risplendere la potenza della sua redenzione

e la bellezza della sapienza del suo Cuore.

+ Ciro Fanelli, vescovo

 

Venerabile Domenico Blasucci e San Gerardo Maiella:

storia d’amicizia fondata nel sostegno reciproco,

arricchita di profumata benignità e dolcezza.

Michele Donato Grieco

 

Da un Monte che tocca il cielo e specchia Maria1,

per scoscese rupi, erbe e fiori dal profumo inebriante,

un picciol rivo2, gioioso, saltellante,

 

– scatto di cielo fresco e puro sì che, a vederlo, canta il cuore,

fra òntani dalle mani oranti,

acqua viva che placa la sete, lenimento di ferite,

 

acqua che muta la terra in Paradiso –

scorre cantando l’inno al nipios3

che, dalla rupe4, lieto risponde.

 

E Gesù Bambino scende dalle stelle5,

il Giglio dell’Appennino, il serafico dardo di fortezza,

colui che balzò nelle braccia di Dio6,

 

diventa tuo fratello, profumo dell’anima:

tu e lui: angeli della vita, christodouli7,

luce ingenita8 ed enipostatica.

 

Insieme vi consegnaste alla Madre di Dio9,

creature scese dal cielo e in ciel tornate,

gigli sbocciati nelle mani della Vergine.

 

Il cuore balza lodandovi, o Santi,

l’amicizia profuma, gli occhi dolciscono,

l’anima insoavisce, l’amore si fa verità.

 

La vita fiorisce dall’incontro, consegna di sè all’altro,

grazia d’usignolo che canta,

incontro che fa gemmare la gioia,

 

rosa sempiterna di bellezza,

felicità del camminare in due, mano nella mano,

liturgia di spazio e di tempo, eternità.

 

Gioisci, Ruvo, un bel figlio ti è dato,

custodiscilo e amalo,

perché riamato ne sei, con fresco giovanile amore.

 

Esulta, Redentore Divino, SS. Trinità, unico Dio!

Laetare, plena gratia, Maria, ave,

sic ad terram caelum iungitur. Alleluia!

 

 

 

*      A Michele Donato Grieco, figlio prediletto del Venerabile, suo custode, operatore pastorale.

1          Monte Caruso (m. 1232), vicino al Monte Carmine, antico luogo lucano di culto mariano, distante pochi chilometri da Castel Lagopesole (PZ).

2          È la Fiumara di Atella (Km. 12) che sorge da Monte Caruso (nome derivante da un asinello di nome caruso), scende nella Valle di Vitalba – esaltata da Giustino Fortunato – e, presso Atella, confluisce nell’Ofanto. Ricco di pesci dai nomi sonori – lontre, carpe, pesce persico, tinche, triotti, trote, cavedani, barbi, anguille novelle – l’Ofanto, l’antico Aufidus – cantato da Polibio, Strabone, Publio Virgilio Morone, Orazio (“Così irrompe l’Ofanto tauriforme”, Libro IV), nato nell’antica Venusia, presso cui scorre l’Ofanto – sfocia nel Mare Adriatico tra Barletta e Margherita di Savoia, arricchito dall’Olivento che nasce dal Monte Vulture.

3          Venerabile Domenico Blasucci. Nipios: giovane, infante.

4          Ruvo del Monte.

5          Il riferimento è a Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, redentorista, e al suo celebre inno «Tu scendi dalle stelle».

6          San Gerardo Maiella. Si racconta che, da bambino, saltò dalla finestra della sua abitazione dicendo alla madre: «Vado a farmi santo».

7          Servi di Cristo.

8          Innata.

9          Il Venerabile Domenico Blasucci e San Gerardo Maiella, grandi amici nella vita, sono sepolti entrambi nella Basilica di San Gerardo Maiella in Mater Domini di Caposele (AV).

 

Additamenta

L’inno è composto da 33 versi in memoria di Gesù Cristo Redentore;

in terzine, a lode della SS. Trinità.

L’ultima terzina è dedicata a Maria, Madre di Dio.

 

Come melitoto poggiato sulle labbra. 

Dai Santi Angeli custodi, all’aurora.

2 ottobre 2020. In Eremo.

 

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Fonte

 

Bibliografia

 

Cristina di Lagopesole *

Flos Sanctorum

Peregrinatio per Annum

Volume II

Polistampa di Firenze per conto delle Edizioni Feeria, Comunità di  San Leolino, Firenze, 25 dicembre 2021

Pag. 357, 358 e 359.

 

* Consacrata carmelitana di vita attiva e contemplativa, poeta sacro, innografa, omileta, scrittrice di Filotee, esegeta ed ermeneuta delle Sacre Scritture e saggista.

 

 

 

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Le immagini fotografiche sono state realizzate da Michele Donato Grieco nell’antica Basilica di san Gerardo Maiella, a Materdomini di Caposele, nel corso dell’annuale pellegrinaggio che la comunità parrocchiale di Ruvo del Monte compie ogni terza domenica del mese d’ottobre, per la venerazione e la preghiera dinanzi la tomba del Santo patrono della Basilicata, delle mamme e dei bambini e quella del nostro concittadino venerabile Domenico Blasucci.

 

 

Domenica 23 ottobre 2011

Devoti del venerabile Domenico Blasucci in raccoglimento e preghiera dinanzi la sua tomba.

 

Il gesto più caratteristico che i fedeli compiono dinanzi la tomba del Venerabile

è quello d’accarezzare o di baciare dolcemente il suo angelico viso

scolpito nel freddo e candido marmo.

La bellezza di quest’azione, accompagnata dalla preghiera silenziosa del cuore e della mente,

rivela il sublime bisogno di un contatto “concreto” e “diretto” con il Venerabile

ed esprime l’intensa fiducia e affidamento.

 

 

Domenica 21 ottobre 2012

Devote del venerabile Domenico Blasucci in raccoglimento e preghiera dinanzi la sua tomba.

 

Il venerabile Domenico Blasucci lascia nel cuore di chi prega dinanzi la sua tomba

un grande seme di sicura speranza e consolazione

e la certezza che, confidando in Dio, non si rimarrà mai delusi,

perché come scrive san Paolo apostolo, in una sua lettera,

«Tutto posso in colui che mi da la forza» (Fil 4,13).

 

Le venerate spoglie mortali del venerabile Domenico Blasucci, dopo le ricognizioni canoniche eseguite il 24 luglio 1929 ed il 9 novembre 1996 nella casa religiosa di Materdomini di Caposele in provincia di Avellino, sono custodite nella navata sinistra dell’antica Basilica di san Gerardo Maiella a Materdomini di Caposele, a poca distanza da quelle del Santo ed in una nuova tomba monumentale accanto a quelle del venerabile Paolo Cafaro.

Il monumento funebre è stato inaugurato domenica 5 gennaio 2003, con una cerimonia religiosa semplice e suggestiva.

È composto da un paramento in granito nero fissato sul pavimento e sulla parete, largo 175 cm, alto 193 cm e profondo 20 cm, sul quale è affissa una lapide in marmo di Carrara bianco in unico blocco a forma di pergamena, larga 125 cm, alta 105 cm e profonda 15 cm. All’interno della pergamena sono scolpiti, in bassorilievo, i busti del venerabile Domenico Blasucci e del venerabile Paolo Cafaro, al di sotto dei quali sono incisi i loro nomi, l’anno di nascita e di morte, evidenziati con il color oro. Tra i due Venerabili, al centro della pergamena e sempre in rilievo, sono scolpiti dei gigli, simbolo d’innocenza, purezza e castità, che prevalgono sui rami di spine del peccato avvolgendoli completamente (cfr. Ct 2,13).

L’opera scultorea è stata realizzata dall’artista Vincenzo Caputo di Villamaina, in provincia di Avellino, che ne ha fatto dono alla Comunità redentorista.

La scelta di tumulare i due Venerabili l’uno accanto all’altro e vicini alla tomba del Santo è scaturita dal fatto che il venerabile Domenico Blasucci con la sua preghiera al Signore ha risanato l’animo estremamente tormentato di san Gerardo Maiella, nella Comunità redentorista di Santa Maria della Consolazione a Deliceto, in provincia di Foggia, dove i due confratelli hanno trascorso insieme qualche mese; il venerabile Paolo Cafaro è stato il superiore sia del venerabile Domenico Blasucci che di san Gerardo Maiella, nella Comunità redentorista di Materdomini di Caposele, ed all’ipotesi di un trasferimento del giovane Blasucci verso un’altra Comunità s’oppose con fermezza affermando: “No, resti qui questa gioia di Paradiso!...”.

 

 

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Il pregevole dipinto ad olio su tela che raffigura il venerabile Domenico Blasucci è custodito da tempo immemorabile nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta a Ruvo del Monte, in provincia di Potenza, ubicata in piazza Mons. Giuseppe M. Ciampa (Arciprete). Non si conosce il nome dell’artista che ha realizzato l’opera pittorica e nemmeno il periodo della sua esecuzione. Il quadro, da sempre esposto nella sagrestia, in seguito al sisma del 23 novembre 1980 è stato collocato, fino al 14 agosto 1997, nel salone al piano terra dei locali parrocchiali di Ministero Pastorale, in viale della Repubblica n. 76, adibito a luogo provvisorio di culto dei fedeli; è stato ricollocato su una delle pareti della sagrestia dell’antico edificio sacro al termine dei lavori di consolidamento strutturale, restauro e adeguamento sismico e dall’1 novembre 2009, Solennità di tutti i Santi e Vigilia del pio transito e della nascita in cielo del venerabile Domenico Blasucci, è stato affisso sul primo pilastro all’ingresso dell’aula liturgica.

È un punto di riferimento costante per i tanti devoti del giovane Santo redentorista che, pervasi dall’amore filiale, quotidianamente sostano raccolti in preghiera, meditazione e contemplazione davanti al ritratto per invocare la sua intercessione presso Dio e per offrire i doni votivi. L’orazione, unita a ricorrenti doni, è l’espressione eloquente e straordinaria tanto della continuità storica della fama di santità del venerabile Domenico Blasucci quanto della genuina ed autentica devozione che il popolo di Dio nutre verso di lui.

In quest’immagine fotografica realizzata domenica 7 luglio 2013, XIV domenica del tempo ordinario dell’Anno C, da Vito Santoro di Ruvo del Monte, è visibile, da sinistra a destra, fra Savino Larocca, cappuccino, don Gerardo Gugliotta, parroco di Ruvo del Monte, mons. Rocco Talucci, arcivescovo emerito dell’Arcidiocesi di Brindisi–Ostuni, e Michele Donato Grieco, operatore pastorale laico di Ruvo del Monte. Il gruppo è stato fotografato dopo aver ringraziato il Signore per il dono dello Spirito Santo attraverso la preghiera d’intercessione al venerabile Domenico Blasucci, al termine della concelebrazione Eucaristica presieduta da mons. Rocco Talucci, nel corso della quale è stato amministrato il Sacramento della Santa Cresima a sette ragazzi.

 

 

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Mons. Gianfranco Todisco, amministratore apostolico e già vescovo della Diocesi di Melfi–Rapolla–Venosa, ritratto da Giuseppe Santomenna sabato 13 maggio 2017 in una foto ricordo con il Parroco ed i fedeli di Ruvo del Monte, in provincia di Potenza, nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta, dopo aver pregato dinanzi al dipinto ad olio che raffigura il Venerabile. L’immagine fotografica è stata effettuata al termine della sua ultima Concelebrazione Eucaristica di commiato che ha presieduto, dopo aver compiuto la sua ultima visita alla Comunità Parrocchiale, in seguito alla rinuncia del governo pastorale della Diocesi e la ripresa del servizio missionario nell’Arcidiocesi di Tegucigalpa, in Honduras.

 

 

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Don Gerardo Gugliotta, parroco di Ruvo del Monte in provincia di Potenza, ritratto da Giuseppe Santomenna martedì 23 maggio 2017 in una foto ricordo con i fedeli di Ruvo del Monte, in provincia di Potenza, nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta, al termine della Solenne Celebrazione Eucaristica in occasione del 111° anniversario della proclamazione a Venerabile di Domenico Blasucci con Decreto del papa san Pio X. Tutti fanno da ulteriore cornice al quadro con il nuovo ritratto del Venerabile a matita su cartoncino, realizzato dall’artista Konrad Perathoner di Santa Cristina–Val Gardena, in provincia di Bolzano, l’anno precedente e precisamente il 23 maggio 2016. L’opera è stata donata al curatore di questo sito web e presentata ufficialmente nel corso della solenne funzione liturgica ai fedeli della comunità parrocchiale, che hanno ricevuto anche in dono, dallo stesso curatore del sito web, un pieghevole sul quale è stata riprodotta la medesima immagine e sul quale sono state riportate due preghiere per il Venerabile.

 

 

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Monsignor Ciro Fanelli, vescovo della Diocesi di Melfi–Rapolla–Venosa, ritratto da Giuseppe Santomenna domenica 10 dicembre 2017 in una foto ricordo con il Parroco ed i fedeli di Ruvo del Monte, in provincia di Potenza, nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta, dopo essersi raccolto devotamente in preghiera per qualche minuto dinanzi al dipinto ad olio che ritrae il Venerabile. L’immagine fotografica è stata realizzata al termine della sua prima Concelebrazione Eucaristica che ha presieduto, subito dopo la sua prima visita alla Comunità Parrocchiale.

 

 

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Don Gerardo Gugliotta e don Giovanni De Palma, rispettivamente parroci di Ruvo del Monte e di Rapone in provincia di Potenza, insieme con i ministranti e un gruppo di fedeli di Ruvo e di San Fele, in provincia di Potenza. Sono stati fotografati da Giuseppe Santomenna lunedì 23 maggio 2022, nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta, dopo la Solenne Concelebrazione Eucaristica in occasione del 116° anniversario della proclamazione a Venerabile di Domenico Blasucci con Decreto del papa san Pio X. Tutti circondano un’icona, posta su un piedistallo, con la raffigurazione a mezzo busto del Venerabile e l’indicazione del suo nome in stampatello, riportata in alto su due righi, realizzata e presentata ufficialmente all’assemblea da don Giovanni De Palma nel corso della solenne funzione liturgica. La nuova sacra immagine è stata donata a Michele Donato Grieco il 10 aprile 2022, Domenica delle Palme: Passione del Signore – Anno C. È stata prodotta con i pigmenti naturali su tavola di legno, larga 20 cm e alta 25 cm, secondo l’antica tradizione dell’arte bizantina e russa. Nell’immagine fotografica è visibile anche Cristina di Lagopesole, in provincia di Potenza, che nella stessa solenne liturgia ha onorato il Venerabile, presentando e proclamando il suo componimento letterario Dono.

 

 

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VENERABILE DOMENICO BLASUCCI (1732 – 1752)*

redentorista

 

Mi basta Dio solo;

quando ho Dio ho tutto.

Domenico Blasucci

 

Dio bastava al tuo cuore, alla tua anima,

Ogni altro bene, erba che secca e muore.

Memore del detto teresiano1, ti abbandonasti a Dio,

Ebbrezza, ecceità divina somma,

Nartece paradisiaco, Essere supremo.

In te, puer Christi, il seme Liguorino,

Con te, Gerardo2, fratello taumaturgo, estatico:

Oltre te stesso, Dio.

 

Benedetto il giorno in cui venisti al mondo,

Luminoso giglio di castità, puro fanciullo,

Anima alitante i monti ruvesi3,

Sequenza che sboccia in alleluja!

Unico, vieni, rallegra e santifica il cuore;

Col suono dell’aulo ti accoglieremo,

Con cetra e dolci linodie4,

Intonando un peana5 in tuo onore. Amen.

 

 

 

*       Acrostico dedicato a Michele Donato Grieco,

         instancabile, attento animatore del culto del Venerabile.

 

1          Solo Dio basta (Santa Teresa di Gesù).

2          San Gerardo Maiella.

3          Ruvo del Monte (PZ), paese natìo del Venerabile.

4          Canto di Lino, musico leggendario.

5          Canto corale o discorso di esaltazione.

 

In Eremo Paraclito

11 maggio 2022

Ore 9,00

 

Cristina di Lagopesole

 

 

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DONO

 

Cè un Angelo di Dio

che dorme in su la vetta d’un Monte1.

Il suo nome è Domenico2;

 

dal sapiente fondatore3

ha ereditato santità e bellezza:

è un giardino di rose.

 

Accanto a lui un Santo4

dono dello Spirito,

gloria di Muro Lucano.

 

Pieghiamo il ginocchio, preghiamo e,

con mani elevate,

innalziamo gloria a Dio per il Dono. Amen.

 

 

 

1          Materdomini di Caposele (AV).

2          Venerabile Domenico Blasucci di Ruvo del Monte (PZ) – (1732 – 1752).

3          Sant’Alfonso Maria de’ Liguori di Napoli – (1696 – 1787).

4          San Gerardo Maiella di Muro Lucano (PZ) – (1726 – 1755).

 

In Eremo Paraclito

19 maggio 2023

Ore 12,00

 

Cristina di Lagopesole

 

 

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Al venerabile Domenico Blasucci

 

Hai percorso serenamente la strada verso l’Eterno,

candido fiore troppo presto reciso.

 

La mia mente vaga tra i tuoi scritti,

scruta la tua anima e scorge il tuo grande amore,

sublimato nel Signore.

 

Rifulgi adesso nella vita autentica,

angelico modello delle dilette virtù;

al cospetto dell’amata Vergine Maria,

tra i cori celesti degli Angeli e dei Santi,

con le mani protese verso Dio

invochi per noi la protezione, la grazia e il perdono.

 

Ruvo del Monte, 24 settembre 2011.

 

Michele Donato Grieco

 

 

 

 

 

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